venerdì 17 giugno 2011

100 Libri Portoghesi del XX Secolo – Una Selezione di Opere Letterarie dell'Instituto Camões

100 Livros Portugueses do Século XX – Uma Selecção de Obras Literárias pelo Instituto Camões
Post bilingue: italiano - português


Si tratta di una proposta necessariamente soggettiva, che mira a dare una visione di ciò che è stata la produzione letteraria portoghese nel XX secolo. Una scelta di Fernando Pinto do Amaral non pensata per gli studiosi o gli specialisti, ma destinata essenzialmente alla divulgazione.

Scarica qui la pubblicazione.

L’opera, pubblicata dall’Instituto Camões, è pensata per coloro che si interessano di Letteratura Portoghese in Portogallo e nel resto del mondo. “Quest’opera – afferma Pinto do Amaral nella prefazione – non pretende di stabilire il canone degli ultimi cento anni di letteratura portoghese”, ma si tratta “della semplice scelta di appena un centinaio di libri”.
Un’opera che corrisponde a uno degli obiettivi dell’IC, promuovere la cultura portoghese nel mondo.
Le 100 opere sono presentate all’interno di un percorso cronologico con una fotografia dell’autore, accompagnata da una breve nota biografica, e la riproduzione della copertina della rispettiva 1ª edizione.
Degli autori scelti soltanto Fernando Pessoa è presente più volte, sia per l’ortonimo, che per i suoi eteronimi più conosciuti. Fra gli altri titoli a cui si fa riferimento in questo lavoro si trovano Pelo Sonho é que vamos, di Sebastião da Gama, Poesia, di José Gomes Ferreira, Solidão, di Irene Lisboa, Pedro, o Crú, di António Patrício, A Torre da Barbela, di Ruben A, O Medo di Al Berto.


100 Livros Portugueses do Século XX – Uma Selecção de Obras Literárias pelo Instituto Camões

Trata-se de uma proposta forçosamente subjectiva que procura dar uma visão do que foi a produção literária portuguesa no século XX. Uma escolha de Fernando Pinto do Amaral não a pensar nos eruditos ou nos especialistas, mas "destinando-se essencialmente a um propósito de divulgação".

Faça a descarga aqui.

A obra, editada pelo Instituto Camões, a pensar naqueles que se interessam pela Literatura Portuguesa não só em Portugal como pelo mundo fora. "Esta obra – afirma Pinto do Amaral no prefácio – não pretende estabelecer o cânone dos últimos cem anos da literatura portuguesa" trata-se, afirma-o "de uma simples escolha de apenas uma centena de livros".
Uma obra que se insere num dos objectivos do IC, promover a Cultura portuguesa no mundo.
As 100 obras são apresentadas num percurso cronológico contendo uma fotografia do autor, acompanhada de uma breve nota biográfica, e a reprodução da capa da respectiva 1ª edição.
Dos autores escolhidos apenas Fernando Pessoa repete a presença quer pelo ortónimo, quer pelos seus heterónimos mais conhecidos. Entre outros títulos encontram-se referenciados nesta obra Pelo Sonho é que vamos, de Sebastião da Gama, Poesia, de José Gomes Ferreira, Solidão, de Irene Lisboa, Pedro, o Crú, de António Patrício, A Torre da Barbela, de Ruben A, ou O Medo de Al Berto.

giovedì 16 giugno 2011

Viagem a Portugal: Cabo da Roca

Ponta mais ocidental do continente europeu
Il punto più occidentale del continente europeo


AQUI…
ONDE A TERRA SE ACABA
E O MAR COMEÇA
(CAMÕES)


Viagem a Portugal: Cabo da Roca – Foto di Laura Za ©

“Não é verdade. A viagem não acaba nunca. Só os viajantes acabam. E mesmo estes podem prolongar-se em memória, em lembrança, em narrativa. Quando o viajante se sentou na areia da praia e disse: «Não há mais que ver», sabia que não era assim. O fim duma viagem é apenas o começo doutra. É preciso ver o que não foi visto, ver outra vez o que se viu já, ver na Primavera o que se vira no Verão, ver de dia o que se viu de noite, com sol onde primeiramente a chuva caía, ver a seara verde, o fruto maduro, a pedra que mudou de lugar, a sombra que aqui não estava. É preciso voltar aos passos que foram dados, para os repetir, e para traçar caminhos novos ao lado deles. É preciso recomeçar a viagem. Sempre. O viajante volta já”.
José Saramago, Viagem a Portugal, Caminho - O Campo da Palavra, Lisboa 1995, p. 387.

“Non è vero. Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: «Non c’è altro da vedere», sapeva che non era vero. La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si era già visto, vedere in primavera quel che si era visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Il viaggiatore torna subito”.
José Saramago, Viaggio in Portogallo, Giulio Einaudi editore, Torino 1999, p. 507.

E nós voltaremos ao Cabo da Roca...

Josè Luandino Vieira, Di fiumi anziani e guerriglieri, Edizioni Albatros - Il Filo

«Luandino Vieira (nella foto) è il Gadda della lingua portoghese, un maestro nell'impastare dialetti locali e idioma colto. Luandino, uno pseudonimo adottato in onore della capitale dell'Angola dov'è cresciuto, è figlio di contadini immigrati in Africa dal Portogallo, e ha scritto i suoi romanzi più importanti nel lager di Tarrafal, a Capo Verde, dove è stato prigioniero politico per molti anni»: così presenta Antonio Tabucchi quello che è considerato il più grande scrittore angolano. "Di fiumi anziani e guerriglierì" è considerato il suo romanzo capolavoro, che lo ha fatto conoscere in tutto il mondo. Kapapa è il nome del protagonista: il suo nome significa razza, perchè ha i piedi come razze. La sua storia ha inizio durante l'infanzia e si protrae negli anni della guerra coloniale angolana (1961-1975). Kapapa è giovane, va a pesca con la sua barca a vela su un antico fiume della propria terra, l'Angola. Due soldati lo vedono, sembra loro un tipo sospetto, e decidono di arrestarlo. Ma lui sfugge loro di mano come le anguille che pesca dal fiume, e scappa, scappa nella giungla e lì trova i guerriglieri cui si unisce, lì trova la storia degli antichi fiumi della propria terra, fiumi in cui scorre il sangue degli africani, che da sempre resistono e lottano per la libertà e l'indipendenza. «Ho visto fiumi. Fiumi primevi, primigeni, antenati del mondo, limacciosi torrenti di sangue disumano nelle vene degli uomini - si legge nel romanzo - L'anima mia scorre profonda come le acque di questi fiumi. Ma nella guerra civile della mia vita, io, nero, mi misi a pensare: troppi fiumi - alcuni li ho visti, altri sentiti, mi sono bagnato almeno due volte in quelle stesse acque». Josè Luandino Vieira, nato in Portogallo, ha acquisito la cittadinanza angolana per la sua partecipazione al movimento di liberazione nazionale e il suo contributo alla nascita della Repubblica popolare dell'Angola. Arrestato dalla polizia portoghese, è stato lungamente detenuto per il suo impegno politico. A partire dal 1972 inizia la pubblicazione della sua opera, scritta quasi interamente durante la prigionia.

mercoledì 15 giugno 2011

37º Programa - Dizer Poesia: José Afonso

DIZER POESIA
Isabel Branco
Os autores lusofonos na RDP Internacional



DIZER POESIA è un programma radiofonico dedicato alla poesia lusofona. Lo conduce la poetessa Isabel Branco alla RDP Internacional, la radio di lingua portoghese più ascoltata al mondo. La conduttrice guida gli ascoltatori alla scoperta dei poeti del mondo lusofono, presentando ogni settimana un Autore diverso di cui legge anche alcune poesie.

Il programma, DIZER POESIA, va in onda ogni venerdì sulla RDPI, alle 01.30, 15.30 e 00.13, ora italiana. In Italia è possibile seguire il programma online (in diretta o registrato) sul sito della RTP, Rádio e Televisão de Portugal, o attraverso la TV satellitare (per chi usa la piattaforma Sky, basterà effettuare la ricerca dei canali stranieri con il decoder).

Nell’ultimo programma, andato in onda lo scorso 10 giugno, Isabel ha tracciato un profilo di José Afonso, cantante, poeta e compositore antifascista portoghese, di cui ha declamato “Eu tenho um primo convexo”, “Venham mais cinco” e “Balada de Outono”. Per concludere, la poetessa portoghese ha presentato la sua poesia “Envelheceres”.

37º Programa - Dizer Poesia: José Afonso
La registrazione del programma - Gravação do programa


JOSÉ AFONSO
Cantante, poeta e compositore antifascista portoghese
(Aveiro, 2 agosto 1929 – Setubal, 23 febbraio 1987)


José Afonso
Foto di Patrick Ullman, il mitico fotografo dell’Olympia di Parigi


Isabel Branco

È nata a Lobito (Angola). Ha trascorso gran parte della sua infanzia e adolescenza a Nova Lisboa, che amerà per sempre. Ha sofferto gli orrori e le separazioni della guerra. È stata anche nell’Africa del Sud, dove ha lavorato per qualche tempo. Dal 1977 vive in Portogallo, dove lavora alla RTP. Scrive poesie. Ha pubblicato due libri e altri ne seguiranno. Adora la fotografia e “guardare il mondo con i propri occhi”.

Leggi anche:
DIZER POESIA - Isabel Branco e la grande poesia lusofona alla RDP Internacional
Tutti i venerdì, alle 01.30, 15.30 e 00.13, ora italiana


Il link per seguire DIZER POESIA sul sito della RTP (con le registrazioni di tutto il ciclo dei programmi gia andati in onda): http://tv.rtp.pt/multimedia/progAudio.php?prog=3273

martedì 14 giugno 2011

Paula Cristina de Paiva Limão, Il Tempo e l’Aspetto del “Perfetto composto” in portoghese e in italiano

Anteprima Edizioni dell’Urogallo



Questo volume si propone di dare un contribuito allo studio dell’analisi contrastiva dei sistemi verbali italiano e portoghese.
Partendo da una precisa riflessione concernente l’insegnamento delle lingue, si costata l’importanza delle categorie tempo-aspettuali. Tali categorie, di difficile definizione, si rivelano fondamentali, non solo per l’individuazione dell’effettivo significato semantico dei Tempi verbali, ma anche per la comprensione degli enunciati nelle diverse situazioni comunicative.
All’interno del sistema verbale portoghese, la definizione e caratterizzazione del Pretérito perfeito composto (PPC) è di certo quella che presenta maggiori difficoltà per gli apprendenti italiani. Di conseguenza, con l’intento precipuo di ovviare in qualche modo a tale difficoltà si procederà a un confronto tra il PPC e il suo equivalente morfologico in italiano, il Perfetto composto (PC). Si avrà modo, così, di valutare le loro rispettive caratteristiche tempo-aspettuali nonché il nprocesso di grammaticalizzazione che ha portato i due Tempi composti ad acquisire una valenza distinta.

Dalla Presentazione dell’Autrice:
"L’intento della nostra analisi è, da una prospettiva contrastiva, quello di analizzare il comportamento del PPC nell’enunciato, ovvero, il tipo di relazioni che esso stabilisce con tutti gli elementi della frase che determinano un contesto preciso e un valore semantico proprio. Per questo, allo scopo di avere una visione completa della vera funzionalità del Tempo verbale in questione, dovremo necessariamente soffermarci sulla descrizione delle sue caratteristiche tempo-aspettuali e di Aktionsart, prese non singolarmente ma nel loro insieme.
L’analisi delle funzioni e delle caratteristiche sintattiche del PPC si collegano direttamente alla divisione categorica, imposta dalla grammatica tradizionale, tra Tempi verbali (semplici e composti) e forme perifrastiche, con i primi che avrebbero una funzione essenzialmente temporale e con le seconde, invece, che avrebbero una funzione aspettuale. Tale distinzione, posta ben in evidenza nei manuali grammaticali, non contribuisce, tuttavia, in alcun modo a una comprensione chiara della funzionalità dei medesimi costrutti sintattici. Difatti, la funzione dei Tempi verbali non è quella di segnare il tempo cronologico, ovvero, di determinare un momento nel tempo, ma di contestualizzare sia l’enunciatore che il coenunciatore per quanto concerne la situazione comunicativa in cui il linguaggio si realizza".

L'Autrice
Paula Cristina de Paiva Limão – già assistente di Storia moderna comparata prima alla Faculdade de Letras dell’Università di Lisbona [1991-1995] e poi all’Istituto Universitario Europeo a Firenze [1995 - 1998] – è attualmente ricercatrice presso la cattedra di “Lingue portoghese e brasiliana” della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Perugia.
Dalla sua lunga esperienza nell’insegnamento e nel campo traduttivo della lingua portoghese in Italia (è stata peraltro anche lettrice, dal 1999 al 2007, sempre presso la medesima cattedra), procedono i suoi interessi per la Linguistica contrastiva e la sintassi nonché per la Linguistica storica – in particolare con riferimento alle categorie metalinguistiche nell’opera dei grammatici dal xvi al xviii secolo all’interno del panorama portoghese, italiano e spagnolo

Luís Vaz de Camões, Os Lusíadas

Antestreia – Anteprima Edizioni dell’Urogallo
Urogallo.Clássicos 2
www.urogallo.eu




“As armas e os barões assinalados,
Que da ocidental praia Lusitana,
Por mares nunca de antes navegados,
Passaram ainda além da Taprobana,
Em perigos e guerras esforçados,
Mais do que prometia a força humana,
E entre gente remota edificaram
Novo Reino, que tanto sublimaram.„

Luís Vaz de Camões, o maior poeta português de sempre, nasceu aparentemente em Lisboa em 1524. Mas poucas são as certezas acerca da vida do autor. É evidente que teve uma formação humanística de alto nível, provavelmente na Universidade. Como também é certo que frequentou a corte de Lisboa. Mas, poucos anos mais tarde, encontramos o Poeta em Marrocos, a combater contra os Mouros, onde ele perderá o seu olho esquerdo… Mais tarde, Camões foi exilado no Oriente, e começou assim a sua peregrinação pelos quatro cantos do Império Português. Depois de ser expulso de Goa, provavelmente por causa de escândalos financeiros aos quais estaria ligado,
encontramos o Poeta em Macau, onde se casa com uma mulher chinesa. De regresso a Goa, naufragou e perdeu a esposa, mas não, como quer a lenda, a primeira versão do manuscrito do Poema, que ele salvou nadando para a costa, perto da foz do rio Mekong. De novo em Goa, é mais uma vez afastado de novo por causa de escândalos, e acaba por estabelecer-se na Ilha de Moçambique, na África Oriental.

Bernardim Ribeiro, História de Menina e Moça

Antestreia – Anteprima Edizioni dell’Urogallo
Urogallo.Clássicos 2



“Menina e moça, me levaram de casa de meu pai para longes terras. Qual fosse então a causa daquela minha levada – era eu pequena – não na soube. Agora, não lhe ponho outra, senão que já então, parece, havia de ser o que depois foi.
Vivi ali tanto tempo, quanto foi necessário para não poder viver em outra parte.
Muito contente fui eu naquela terra; mas, coitada de mim, em breve espaço se mudou tudo aquilo que em longo tempo se buscou, e para longo tempo se buscava! Grande desventura foi a que me fez ser triste, ou a que, porventura, me fez ser leda! „

Menina e Moça é uma novela sentimental, que usa convenções tanto do género pastoril quanto do de cavalaria, para afinal codificar um escrito autobiográfico, precursor do moderno romance psicológico. Romântica e saudosista como muito do que depois dela se escreveu, esta obra é no entanto de um lirismo pungente e de uma originalidade poucas vezes atingida na história da literatura, pelo hibridismo que a caracteriza, mas também pela forma inesperada como dá corpo à coexistência de ingredientes aparentemente incompatíveis.

Machado de Assis • Memórias Póstumas de Brás Cubas

Anteprima - Antestreia Edizioni dell’Urogallo
Urogallo.Clássicos 2



“Algum tempo hesitei se devia abrir estas memórias pelo princípio ou pelo fim, isto é, se poria em primeiro lugar o meu nascimento ou a minha morte. Suposto o uso vulgar seja começar pelo nascimento, duas considerações me levaram a adotar diferente método: a primeira é que eu não sou propriamente um autor defunto, mas um defunto autor, para quem a campa foi outro berço; a segunda é que o escrito ficaria assim mais galante e mais novo. Moisés, que também contou a sua morte, não a pôs no intróito, mas no cabo: diferença radical entre este livro e o Pentateuco.„

Entre Março e Dezembro de 1880, a Revista Brasileira publicava, então sob a forma de folhetim, as Memórias Póstumas de Brás Cubas, escritas por Machado de Assis. No ano seguinte, as ditas Memórias vão ao prelo, para serem publicadas sob a forma de livro, com a chancela da Tipografia Nacional. Dirão mais tarde os académicos que esta obra introduziu o realismo no Brasil; classificações à parte, o facto é que a obra permanece das mais originais e inovadoras da literatura brasileira.

Glosas, la prima rivista dedicata interamente alla musica classica portoghese

Glosas è una rivista semestrale dedicata interamente alla musica erudita portoghese. Un progetto editoriale, unico nel suo genere, prodotto dell’mpmp, movimento patrimonial pela música portuguesa. Si tratta di uno strumento fondamentale per chiunque voglia conoscere ciò che si produce e si pensa oggi nel mondo della musica in Portogallo. La rivista, di grande rilevanza e qualità, è concepita e realizzata da specialisti (compositori, scrittori, artisti plastici), ma si propone di raggiungere anche il pubblico degli appassionati e dei non addetti ai lavori. Grazie a queste caratteristiche, che ne fanno una pubblicazione di successo, Glosas sta promuovendo un’ampia riflessione sulla produzione artistica contemporanea in Portogallo, creando e favorendo una proficua collaborazione fra le diverse professionalità che operano nel settore.

Una particolare attenzione è dedicata alla musica portoghese contemporanea. Degne di rilievo le interviste ai compositori portoghesi del nostro tempo, ai quali l’mpmp commissiona opere inedite che poi presenta in una apposita rubrica della sua rivista (“uma peça inédita para cada Glosas”).
Numerose e importanti le personalità che hanno contribuito finora alla realizzazione di Glosas con articoli, cronache, notizie e interviste. Fra gli altri, ricordiamo i compositori Luís Tinoco, Sérgio Azevedo, Amílcar Vasques-Dias, Nuno Côrte-Real, João Madureira, i musicologi Alexandre Delgado, David Cranmer, João-Heitor Rigaud, Luís Raimundo, Luís Henriques, Duarte Gonçalves Rosa, Idalete Giga, Alexandre Andrade, António Ferreira e Maria José Borges, i maestri André Granjo e Pedro Neves, i giornalisti Manuela Paraíso e Mónica Brito, la storica dell’arte Maria de Aires Silveira, gli scrittori Graça Moura, Lídia Jorge, Joana Guerra, Ruy Narval, Mário Alves, i pittori Nadir Afonso, Maria Gil e Isabel André, e il regista João Botelho.

Nell'ultimo numero della rivista, alla sua terza uscita, un grande tributo alla figura e all’opera di Joly Braga Santos.

EDITORIALE E INDICE DI GLOSAS n.3

lunedì 13 giugno 2011

domenica 12 giugno 2011

Lisbona festeggia il 123° compleanno di Fernando Pessoa

Il 13 giugno alla "Casa Fernando Pessoa". 
L'Italia partecipa alle celebrazioni con il cantautore Mariano Deidda: “Deidda canta Pavese. Un paese ci vuole”.

Fernando António Nogueira Pessoa è nato a Lisbona il 13 giugno 1888. La Casa Fernando Pessoa gli dedica una giornata commemorativa con visite guidate, esposizioni, un laboratorio per bambini, una merenda in biblioteca e un concerto.
Significativo il contributo italiano alle celebrazioni. Alle 21.30, presso la Casa Fernando Pessoa, il cantautore sardo Mariano Deidda terrà un concerto di presentazione del suo ultimo cd “Deidda canta Pavese. Un paese ci vuole”. Il disco, prodotto dalla Fondazione Cesare Pavese e la Scarampi Foundation, era stato presentato in anteprima, lo scorso 3 giugno, presso il Gremio Letterario di Lisbona. Mariano Dedda ha già realizzato importanti esperienze artistiche in Portogallo. Nel 1998 ha rappresentato la nuova canzone d'autore italiana all'Expo Mondiale di Lisbona, ed è molto conosciuto nel paese per aver già musicato i testi di Fernando Pessoa. Il progetto “Deidda interpreta Pessoa” ebbe inizio nel 2000, quando il cantautore decise di musicare le parole dello scrittore portoghese nella traduzione di Antonio Tabucchi. Il primo cd fu realizzato e distribuito dalla Lusogram di Lisbona. Nel 2003, Deidda pubblicò il secondo cd, con la collaborazione di artisti di fama internazionale come Enrico Rava, Gianni Coscia, e Stefano Bagnoli. Il brano “Nel mio spazio interiore”, interamente scritto da Deidda, dà il titolo all’album, dove jazz e musica da camera si fondono in un’atmosfera molto suggestiva.
Su Mariano Deidda maggiori informazioni in www.marianodeidda.com 

sabato 11 giugno 2011

Settimana della Cultura Portoghese al Teatro Marrucino di Chieti

Da lunedì 13 a sabato 18 giugno 2011


PROGRAMMA

- 13 giugno, ore 18.30, presso il foyer del Teatro Marrucino, incontro “Da don Miguel a Pessoa”, riflessioni su un percorso. Interverranno le prof.sse Elena Trentin, Cecilia Santanchè, Silvia La Regina, docenti di lingua e letteratura portoghese presso la Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara.

- 14 giugno, ore 18.30, presso il foyer del Teatro Marrucino, percorso poetico su Fernando Pessoa “La poesia è in ogni cosa”. In scena gli allievi del corso di Teatro per Adulti “Pessoa e le sue maschere”. A seguire degustazione di specialità portoghesi.

- 15 giugno, ore 18.30, presso il foyer del Teatro Marrucino, spettacolo “Non solo Fado”. Al pianoforte il M° Maurizio Marinelli e i suoi allievi.

- 18 giugno, ore 21.00, spettacolo “La barca”, libero adattamento al testo di Gil Vicente che per l’occasione è stato tradotto in italiano dagli allievi del corso di portoghese dell’Università “G. D’Annunzio” coordinati dalla prof.ssa Silvia La Regina. Scene Francesca Marino. Regia Giuliana Antenucci.

Concerto de Polifonia Portuguesa pela Cappella Musical Cupertino de Miranda

A Cappella Musical Cupertino de Miranda realiza um concerto na Igreja de São Gonçalo, Amarante, sábado, 11 de Junho, pelas 22h00.



Tg 00040 Baroque Features of the Igreja de Sao Goncalo, Amarante, Portugal, Image by Craig Hill, Travelgroupie
La Fundação Cupertino de Miranda ha creato nel 2009 la Cappella Musical Cupertino de Miranda con l’obiettivo di divulgare l’enorme patrimonio musicale costituito dalla tradizione polifonica portoghese dei secoli XVI e XVII. Costituito esclusivamente da membri con specifica formazione in quest’area musicale, il gruppo promuove la polifonia rinascimentale portoghese, divulgando l’opera senza tempo di compositori, fra gli altri, come Duarte Lobo, Pedro de Cristo, Filipe de Magalhães e Manuel Cardoso, la cui musica torna a risuonare fra le volte delle chiese e dei monasteri del nord del Portogallo.
Oggi, alle ore 22.00, nella Igreja de São Gonçalo de Amarante, la Cappella Musical Cupertino, terrà un concerto con un programma di opere corali di rara esecuzione. L’entrata è libera.
La splendida chiesa di São Gonçalo si trova in pieno centro storico amarantino, lungo le rive del fiume Tâmega. Una cornice ideale per un concerto di assoluta bellezza.


L'organo restaurato della Igreja de S. Gonçalo - Amarante

La “polifonia portoghese” dei secoli XVI e XVII occupa un posto di assoluto rilievo nella storia della musica occidentale, e si è sviluppata con caratteristiche autonome.
Nel Seicento, la scena musicale portoghese era dominata dalla “polifonia imitativa”, nonostante l’ampio rinnovamento della musica europea attuato nel secolo precedente. Ancora nel 1650, il Re del Portogallo D. João IV, dottissimo teorico musicale e compositore, definiva “moderna” la musica polifonica imitativa, intervenendo in sua difesa “contro la posizione errata del vescovo Cyrilo Franco”. Tale orientamento era probabilmente influenzato dalla posizione assunta dalla Chiesa nel Concilio di Trento, che aveva contribuito a ritardare la diffusione dell’opera barocca nella penisola iberica. Di fatto i compositori portoghesi continuavano a coltivare le forme musicali del secolo precedente, mostrando di non conoscere, almeno in apparenza, la “cantata” e la “sonata” italiane. Il ricorso prevalente alla scrittura polifonica, inoltre, era in netta controtendenza rispetto all’utilizzo del basso continuo e alla progressiva polarizzazione tra melodia e accompagnamento che si affermavano in Europa.
Tuttavia, in diverse composizioni portoghesi del XVII secolo, sotto l’apparenza d’una struttura polifonica arcaica o rinascimentale, svolta per linee parallele, è possibile riconoscere i segni d’una apertura verso la verticalità che prelude all’armonia barocca. I prodromi di questa nuova concezione musicale sono presenti nelle opere di compositori come Francisco Martins (?-1680) e Diogo Dias Melgás (1638-1700), anche se il linguaggio tonale si sviluppò pienamente in Portogallo soltanto nel secolo successivo, attraverso l’opera di “italianizzazione” della musica promossa dal re D. João V.

Domenico Condito

Igreja de S. Gonçalo - Amarante

giovedì 9 giugno 2011

10 Giugno: Giorno del Portogallo, di Camões e delle Comunità Portoghesi - 10 de Junho: Dia de Portugal, de Camões e das Comunidades Portuguesas

Il Portogallo é l’unica nazione al mondo che ha istituito una festa nazionale per commemorare il suo più grande poeta: Luís de Camões. La storia e il significato di una commemorazione che coincide con il Giorno del Portogallo e delle Comunità Portoghesi.

“Solo a Lisbona – scrive Enrique Vila Matas – si può vedere un azzurro di azzurri, un colore che stordisce. Lo vide Pedro Tamen, che lo cantò cosi: «Vi parlo dall’alto, da dove/ aggiungo azzurro di molti colori/ all’altro azzurro che i vostri occhi vedono». È un azzurro che si affaccia sull’Atlantico e vi si confonde: questo balcone sul grande oceano, questa Lisbona luminosa ed enigmatica, Cardoso Pires la vide posata sul Tago come una città che naviga, perché non a caso ci sono onde di mare aperto disegnate sulle sue strade, e ci sono àncore e sirene”.

Lisbona, sospesa fra terra e oceano, è un luogo "dove tutto termina e finisce l’Europa", una specie di finis terrae aperta per secoli sull’ignoto. Non solo una città, ma una nave alla fonda pronta a salpare, verso la scoperta di nuovi mondi, l’incontro con altre Genti. Nessuno più di Luís de Camões ne seppe interpretare e cantare il destino, la sua profonda inquietudine spirituale e morale, cogliendone anche la grandezza estetica e lo straordinario carattere epico. Camões è riuscito a trasformare lo spirito, la storia e il destino di questa città nel mito della fondazione di un intero paese. Un mito che egli stesso impersonò con la sua ricca e tumultuosa esperienza, navigando per mari sconfinati, fino a raggiungere l’Oriente, dove visse a lungo vagando fra l’India, la Cina e l’Indocina. In un naufragio alla foce del fiume Mekong (1559) perdette ogni suo avere, ma riuscì a salvare il manoscritto del suo capolavoro, Os Lusíadas (I Lusiadi), che diventerà il poema epico nazionale del Portogallo. Una leggenda nella leggenda che consegna il capolavoro di Camões al cuore stesso della mitologia del suo paese. Il poema narra delle grandi esplorazioni geografiche realizzate tra il XV e XVI secolo, ponendo al centro la scoperta della via marittima per l'India compiuta da Vasco de Gama, ma il tema generale del poema è l’intera storia del Portogallo, il racconto leggendario della nascita di una nazione, dove gli eroi del mare si alternano a divinità e personaggi mitologici. L’ideologia di Camões è senz’altro militaresca e aristocratica, ma l’idea della patria come unità linguistica e culturale è già tutta moderna, così come la vittoria dell’uomo sugli dei assume il significato di una liberazione, sulla rotta che dal Rinascimento conduce all’Illuminismo.

Non sorprende allora che siano stati i Repubblicani di Lisbona a istituire il Giorno di Camões nel 1910, e che nel tempo tale ricorrenza sia divenuta festa nazionale, arricchendosi di ulteriori significati: oggi il giorno della commemorazione del poeta è accomunata al Giorno del Portogallo e delle Comunità Portoghesi. Ma la storia di questa celebrazione è molto controversa ed è stata determinata dagli avvenimenti, talvolta drammatici, che hanno caratterizzato la storia portoghese del secolo scorso. Tutto cominciò con la proclamazione della Repubblica del Portogallo, avvenuta il 5 ottobre 1910. Pochi giorni dopo, fu emesso un decreto che riformò il calendario delle feste nazionali. Il provvedimento, datato 12 ottobre, abolì alcune festività, soprattutto di carattere religioso, in nome di una maggiore laicità dello Stato. Le ricorrenze fissate da questo decreto furono quella del primo gennaio, Giorno della Fraternità Universale; il 31 gennaio, giorno della rivoluzione di Oporto, consacrato ai Martiri della Repubblica; il primo dicembre, Giorno dell’Indipendenza e della Bandiera; e il 25 dicembre, che nelle intenzioni del legislatore doveva essere considerato il Giorno della Famiglia, nel tentativo di laicizzare anche la festa religiosa del Natale.

Un decreto successivo, datato 12 giugno, riconosceva alla Amministrazioni locali (municípios e concelhos) la possibilità di scegliere un giorno dell’anno per la celebrazione di una festa o commemorazione locale. Fu in seguito a questo provvedimento, che diede origine alle feste municipali (feriados municipais), che la città di Lisbona dedicò il 10 giugno, giorno della morte di Luís de Camões, alla commemorazione del poeta. Camões rappresenta lo splendore del genio portoghese, la massima gloria letteraria della Patria. Era essenzialmente questo il significato dato dai Repubblicani alla celebrazione del 10 giugno, nonostante, in origine, fosse solo una festa “municipale”. Istituendo questa ricorrenza, i Repubblicani di Lisbona intendevano inoltre rievocare la gloriosa giornata delle commemorazioni camoniane del 1880, una delle prime manifestazioni di massa dei Repubblicani sotto la monarchia.

La ricorrenza del 10 giugno venne particolarmente esaltata dallo Stato Nuovo (Estado Novo), il regime instaurato nel 1933 da António de Oliveira Salazar, che la trasformò in festa nazionale. Il regime diffuse la celebrazione della festa in tutto il Paese attraverso una massiccia azione di propaganda, ma stravolgendone il significato originario. Era tipico del regime di Salazar appropriarsi di alcuni eroi o simboli della Repubblica, riproponendoli in chiave nazionalista. Accadde così che il Giorno di Camões divenne una commemorazione storica collettiva strumentalizzata dalla propaganda di regime. Nel 1944, in occasione dell’inaugurazione dello Stadio Nazionale (Estádio Nacional), Salazar indicò il 10 giugno come Giorno della Razza, quella portoghese, e nel 1963 la consacrò alla Forze Armate per celebrare la guerra e il potere coloniali. Valori molto lontani dallo spirito positivista, libertario e laico dei Repubblicani che avevano istituito la giornata della commemorazione del sommo poeta portoghese.
Dopo la Rivoluzione dei Garofani, avvenuta il 25 aprile 1974, il 10 giugno recuperò il suo valore originario, e oggi il Giorno di Camões è anche il Giorno del Portogallo e delle Comunità Portoghesi, e non più il Giorno della Razza. Le Comunità di Portoghesi presenti nel mondo sono soprattutto il risultato dei massicci flussi emigratori degli anni sessanta e settanta. Un fenomeno epocale mai riconosciuto pubblicamente dal regime di Salazar, e dovuto spesso a ragioni di sopravvivenza, ma non solo. In tanti lasciarono il Portogallo per sfuggire alla repressione del regime e agli orrori della guerra coloniale.

Per concludere, possiamo affermare che i Portoghesi hanno un particolare amore per la storia e la letteratura del loro paese, al punto che il Portogallo é forse l’unica nazione al mondo che ha istituito una festa nazionale per commemorare il suo più grande poeta.
L’opera di Luís de Camões illumina il Portogallo di una luce che raggiunge gli estremi confini del globo terracqueo, e ancora oggi il suo nome è sinonimo di avventura, scoperta, libertà e universalità. Un “luogo” da frequentare per scoprire, parafrasando Enrique Vila Matas, “che ci siamo già stati prima di esserci mai andati”. E noi l’amiamo anche per questo.

Domenico Condito

Le foto contenute nell'articolo, ad eccezione di quella relativa al monumento dedicato a Luís de Camões a Lisbona (fonte Wikipedia), sono di Laura Za ©, cofondatrice della nostra Associazione.

Sul significato della festa del 10 giugno, si consiglia inoltre la lettura dell’articolo di M.Daniela Basile “Il 10 giugno il Portogallo è in festa”. L’Autrice è la redattrice del giornale online www.piuculture.it che ha pubblicato l’articolo segnalato.





Selinho oferecido pelos amigos de “Um Farol chamado Amizade”
Muito obrigado!

mercoledì 8 giugno 2011

Jovens portugueses na Cinemateca Francesa

Quatro jovens entre os 12 e os 18 anos, oriundos de Serpa, Lisboa, Vidigueira e Vale da Amoreira, vão apresentar a 8, 9 e 10 de Junho na Cinemateca Francesa, quatro filmes que resultaram do trabalho de iniciação ao cinema em que participaram ao longo do ano lectivo 2010/2011.

Em representação de quatro das seis turmas que participaram no programa pedagógico “Cinema, cem anos de juventude”, estes jovens irão partilhar com centenas de participantes (de várias regiões de França, de Espanha, de Itália, da Inglaterra e desde este ano do Brasil) a sua experiência e processo de trabalho na realização dos seus filmes e irão assistir à projecção e apresentação dos filmes de todos os outros participantes neste programa.

900 crianças e adolescentes nos seis países envolvidos neste dispositivo realizaram este ano pequenos filmes a partir das mesmas regras do jogo, colocando-se uma questão que está no centro de todas as etapas da criação cinematográfica. Mostrar ou esconder?

Desde a escrita do argumento, á escolha dos décores, dos enquadramentos, representação dos actores, gravação do som, até á montagem e misturas, eles confrontaram-se com a escolha de mostrar ou não, de esconder, ou ainda de sugerir. Enigmas, segredos e mistérios estarão no programa de 3 dias de apresentação dos filmes que participam no programa pedagógico Cinema cem anos de juventude na Cinemateca Francesa, em Paris.

Os cineastas e professores que orientaram este dispositivo ao longo do ano irão também estar presentes, participar no balanço anual deste programa pedagógico, e na preparação do próximo ano lectivo.
Este projecto que tem vindo a ser desenvolvido em Portugal pela mão da Associação Cultural Os Filhos de Lumière desde há cinco anos, é realizado em parceria com a Cinemateca Francesa e a Cinemateca Portuguesa tem o apoio financeiro do ICA-Programa VER, das Câmaras Municipais de Serpa, Moita e Vidigueira, diversas entidades locais nas quatro cidades, da Cinemateca Francesa e ainda dos Ministérios da Cultura e da Educação de França.

Dos 58 grupos que participam actualmente neste dispositivo pedagógico nos seis países, 33 estarão presentes na apresentação de final do ano na Cinemateca Francesa. Aumentou consideravelmente neste ano lectivo o numero de crianças e adolescentes que tiveram acesso a um dispositivo de vanguarda, que cria e estrutura todos os anos uma importante ferramenta pedagógica para os levar a descobrir a arte cinematográfica, aliando a análise do cinema á sua experiência prática, implicando nessa descoberta alunos, cineastas e professores.

Os Filhos de Lumière associação cultural
Calçada do Duque, 3 -1ºAndar
1200 - 155 Lisboa






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