mercoledì 6 ottobre 2010

La Repubblica del Portogallo ha compiuto 100 anni

6 de Outubro de 1910 - Proclamação da República


"A revolução foi proclamada por todo o povo antes ainda de decidida a última acção, ou se saber quem alcançaria a vitória; e, desde esse momento, a notícia transmitida para todas as cidades e terras de Portugal, a adesão unânime à República foi verdadeiramente um plebiscito de espontaneidade e entusiasmo, entrando logo a vida portuguesa em normalidade. Mantiveram-se os valores do Estado, o comércio abriu as suas portas, e a República era consagrada com cantares e alegrias, porque se respirava um ar oxigenado e livre".

As Constituintes de 1911 e os seus Deputados. Obra compilada por um antigo oficial da Secretaria do Parlamento, Lisboa, Livraria Ferreira, 1911, p.381.

Viva a República, Viva Portugal!

lunedì 4 ottobre 2010

Natália de Oliveira Correia

Ieri, a soli pochi giorni dall’apertura di questo spazio, abbiamo ricevuto il primo contributo dal Portogallo. Lo dobbiamo all’amica Susete Evaristo, che ci ha inviato un profilo della poetessa Natália de Oliveira Correia, una della maggiori espressioni della poesia portoghese del nostro tempo. Ve lo proponiamo nella traduzione di Domenico Condito. A Susete il nostro più vivo ringraziamento e um abraço do tamanho do mundo!

Natália de Oliveira Correia, una delle massime espressioni della poesia portoghese contemporanea, è nata sull’isola di S. Miguel, nell’arcipelago delle Azzorre, il 13 settembre 1923, ed è morta a Lisbona il 16 marzo 1993. Donna dalla personalità vigorosa e polemica, fu poetessa e militante politica, autrice di un’opera estesa e varia che spazia dalla poesia al racconto, dal romanzo al teatro, dalla critica letteraria al giornalismo, e sempre intimamente legata al suo forte impegno civile. Deputata al Parlamento della Repubblica (1980-1991), intervenne politicamente nella difesa del patrimonio artistico e culturale, dei diritti umani e delle donne. Nell’anno della sua morte, il Círculo dos Leitores pubblicò tutta la sua opera in due volumi, O Sol nas Noites e o Luar nos Dias.
Oppositrice del regime fascista, nel 1966, durante la dittatura dell’Estado novo, fu condannata a tre anni di prigione con sospensione della pena per abuso della libertà di stampa, e questo per aver pubblicato la Antologia da Poesia Portuguesa Erótica e Satírica di Maria Isabel Barreno, Maria Velho da Costa e Maria Teresa Horta, opera considerata offensiva per il costume e la morale.
Nel 1992, con José Saramago (Premio Nobel per la Letteratura, 1998), Armindo Magalhães, Manuel da Fonseca e Urbano Tavares Rodrigues, fra i più importanti esponenti della cultura portoghese, fondò il Frente Nacional para a Defesa da Cultura (FNDC).

“Anticonvenzionale e con fama di eccentrica (in epoca di contrapposti convenzionalismi), è sempre alla ricerca di un auto-rinnovamento, che, soprattutto in poesia, si inscrive però all’interno di una tradizione letteraria profondamente conosciuta che va dalla tragedia classica (traduce Eschilo e Euripide) alla lirica medievale, al sonetto cinquecentesco, alla satira del Barocco iberico, fino alla rivoluzione romantica dell’«io». È in questo viaggio di ritorno alle sorgenti della tradizione che Natália esplora le possibilità espressive di una soggettività plurima radicata in un mondo che, come poeta, maga, «pitonessa di antichi saperi», vuole avvicinare alla verità” (Vincenzo Branca, in Poesia straniera - Portoghese e Brasiliana, Roma, La Repubblica, 2004, p. 345).

Fu amica di importanti esponenti della cultura mondiale come Henry Miller, Graham Greene ed Eugéne Ionesco.
A titolo di curiosità, riportiamo che Natália Correia fu anche l’autrice del testo dell’Inno delle Azzorre.

Natália Correia nel Parque dos Poetas - Oeiras


Due poesie di Natália Correia:

Queixa das almas jovens censuradas

Dão-nos um lírio e um canivete
E uma alma para ir à escola
E um letreiro que promete
Raízes, hastes e corola.
Dão-nos um mapa imaginário
Que tem a forma duma cidade
Mais um relógio e um calendário
Onde não vem a nossa idade.
Dão-nos a honra de manequim
Para dar corda à nossa ausência.
Dão-nos o prémio de ser assim
Sem pecado e sem inocência.
Dão-nos um barco e um chapéu
Para tirarmos o retrato.
Dão-nos bilhetes para o céu
Levado à cena num teatro.
Penteiam-nos os crânios ermos
Com as cabeleiras dos avós
Para jamais nos parecermos
Connosco quando estamos sós.
Dão-nos um bolo que é a história
Da nossa história sem enredo
E não nos soa na memória
Outra palavra para o medo.
Temos fantasmas tão educados
Que adormecemos no seu ombro
Sonos vazios, despovoados
De personagens do assombro.
Dão-nos a capa do evangelho
E um pacote de tabaco.
Dão-nos um pente e um espelho
Para pentearmos um macaco.
Dão-nos um cravo preso à cabeça
E uma cabeça presa à cintura
Para que o corpo não pareça
A forma da alma que o procura.
Dão-nos um esquife feito de ferro
Com embutidos de diamante
Para organizar já o enterro
Do nosso corpo mais adiante.
Dão-nos um nome e um jornal,
Um avião e um violino.
Mas não nos dão o animal
Que espeta os cornos no destino.
Dão-nos marujos de papelão
Com carimbo no passaporte.
Por isso a nossa dimensão
Não é a vida. Nem é a morte.

Traduzione:

Protesta delle anime giovani censurate

Ci danno un giglio ed un temperino
e un’anima per andare a scuola
e un cartello che promette
radici, stelo e corolla.
Ci danno una mappa immaginaria
che ha la forma di una città
e un orologio e un calendario
dove non viene la nostra età.
Ci danno l’onore dei manichini
per incoraggiare la nostra assenza.
Ci danno il premio di essere così,
senza peccato e senza innocenza.
Ci danno una barca ed un cappello
per farci fare un ritratto.
Ci danno i biglietti per il cielo
Messo in scena in un teatro.
Ci pettinano le teste enormi
con le parrucche dei nonni
affinché ci sia impossibile
assomigliare a noi stessi quando stiamo da soli.
Ci danno una torta che è la storia
della nostra storia senza trama
e non ci suona nella memoria
nessuna parola che non sia paura.
Abbiamo fantasmi così educati
da addormentarci sulle loro spalle
siamo vuoti, spopolati
di personaggi del terrore.
Ci danno la copertina del vangelo
e un pacchetto di tabacco
Ci danno un pettine ed uno specchio
per farci pettinare un macaco.
Ci danno un garofano legato alla testa
ed una testa legata alla cintura
affinché il corpo non sembri
la forma dell’anima che lo cerca.
Ci danno una bara fatta di ferro
con l’imbottitura di diamanti
per organizzare già ora il funerale
del nostro corpo più avanti.
Ci danno un nome ed un giornale
un aereo ed un violino
ma non ci danno l’animale
che infilza con le corna il destino.
Ci danno equipaggiamenti di cartone
con timbro sul passaporto
per questo la nostra dimensione
non è la vita. E nemmeno la morte.

La poesia Queixa das almas jovens censuradas è stata cantata da José Mário Branco



DE EPÍSTOLA AOS IAMITAS

Aprilis fragmentos

Numa rubra fraternidade de cravos os homens saudaram
a Revolução. Em golfadas de ouro cantei a Liberdade.

Apanhadas pelo tempo dos espantos, belíssimas eram as
pessoas porque só viam a beleza. É nesse rapto dos olhos
alumbrados que as hienas exercem o seu ofício de preparar
cadáveres.

Docemente diziam: o Povo. E nos espelhos desta sua
mágica as massas enlouqueciam.

…eis o mel da libertação.

Traduzione:

DA EPISTOLA AGLI AMANTI

Aprilis frammenti

In una rossa fraternità di garofani gli uomini hanno
salutato la Rivoluzione. In vampate di oro ho cantato la Libertà.

Rapite dal tempo delle meraviglie, bellissime erano le
persone perché vedevano solo al bellezza. È in questo rapimento
degli occhi affascinati che le iene esercitano la loro missione
di preparare cadaveri.

Dolcemente dicevano: il Popolo. E negli specchi di codesta
loro magia le masse impazzivano.

…ecco il miele della liberazione.

(Trad. A. Aletti)

BIBLIOGRAFIA
Edizioni
Rio de nuvens, Coimbra 1947
Poemas, Porto 1955
Dimensão encontrada, Lisboa 1957
Passaporte, lisboa 1958
Comunicação, Lisboa 1958
Cântico do país emerso, lisboa 1961
O vinho e a lira, Lisboa 1966
Matria, Lisboa 1968
A mosca iluminada, 1972
Poemas a rebate, Lisboa 1975
Epístola aos Iamitas, Lisboa 1978
O armistício, 1985
Os sonetos românticos, Lisboa 1990
O sol nas noites e o luar nos dias, I e II, Lisboa 1993

Traduzioni
In Gli abbracci feriti. Poetesse portoghesi di oggi, a cura di A. Aletti, Milano 1980.

Critica

D. Mourão-Ferreira, Natália Correia, in Tópicos de crítica e de história literária, Lisboa 1969

sabato 2 ottobre 2010

Grandes Portugueses: Luís de Camões

Para Helder Macedo, o Camões que é o maior dos portugueses não é o Camões das comemorações, é o Camões que excede todas as ideologias. Camões foi o primeiro poeta europeu com experiência direta de nações e de culturas tão diferentes da nossa quanto eram então as da África, da Índia, da Indochina. Celebrou o encontro do Brasil a Ocidente. Depois das viagens pioneiras dos portugueses, tinha deixado de haver apenas Europa na consciência europeia. Ele foi o pioneiro da moderna consciência universalista.









venerdì 1 ottobre 2010

José Saramago - Ieri la commemorazione al Centro Cultural de Belém

LISBONA – Ieri il Centro Cultural de Belém ha commemorato lo scrittore portoghese José Saramago. Nel corso del pomeriggio, al CCB è stato inaugurato il Caminho Pedonal José Saramago che ripercorre la vita e l’opera dello scrittore portoghese. Il percorso comincia all’esterno del CCB, presso l’entrata principale, e si conclude nella sala dove nel 2008 è stato lanciato A Viagem do Elefante (Il viaggio dell’elefante). La giornata dedicata allo scrittore, il Dia José Saramago, è proseguita con la lettura da parte di António Mega Ferreira, presidente del CCB, di alcune poesie del Nobel portoghese. “Ho scoperto Saramago nel 1966 proprio attraverso la poesia – ha dichiarato Mega Ferreira – ed è un peccato che la sua opera poetica sia così poco conosciuta”.
I numerosi partecipanti alla manifestazione hanno avuto inoltre l’opportunità di ascoltare alcuni frammenti di conversazioni in spagnolo e in portoghese con accento brasiliano. La voce di Saramago è tornata poi a farsi sentire all’interno del CCB grazie alla lettura di alcuni brani estratti dalle sue opere. Violante Saramago Matos, la figlia dello scrittore, ha letto alcune pagine del libro da lei preferito di tutta l’opera del padre, O Ensaio sobre a Cegueira (Cecità). I giornalisti João Céu e João Mário Silva e l’attore Pedro Lamares hanno proseguito con la lettura di altri brani.
Alla commemorazione era presente anche Zeferino Coelho, direttore della Editorial Caminho, la casa editrice con la quale il Nobel portoghese ha pubblicato tutta la sua opera. Coelho, ricordando lo scrittore, ha sottolineato la generosità di Saramago verso gli altri scrittori. A questo proposito, l’editore ha riferito che Saramago ha sempre chiesto alla casa editrice di offrire una chance agli scrittori in cui egli credeva. L’editore ha poi raccontato di quando, alla Fiera del Libro di Francoforte, Saramago si era rifiutato di partecipare a un incontro con il pubblico se non fossero stati invitati gli altri scrittori portoghesi presenti alla manifestazione.
È proprio questa dimensione umana e civile di Saramago che fa dire alla figlia che l’opera dello scrittore sopravvivrà alla sua morte: “Quando mio figlio era ancora molto giovane mi domandò: Il nonno non è solo uno scrittore, ma è anche un filosofo, non è vero? Io penso di si. I suoi scritti sono così ricchi di idee, di questioni, che non svaniranno nella schiuma dei giorni”

Adeus, Saramago

Lisbona - Il Centro Culturale de Belém

Un prestigioso centro di promozione della cultura portoghese e internazionale, un'opera architettonica straordinaria progettata da architetti italiani.

Il Centro Culturale de Belém (CCB) è una delle più prestigiose istituzioni culturali del Portogallo, sede di importanti eventi artistici, culturali e scientifici.
Gestito da una Fondazione di diritto privato e utilità pubblica, si propone di promuovere l’arte e la cultura in tutte le sue forme, dal teatro alla danza, dalla musica classica al jazz, dall’opera al cinema. Come attività complementare, il CCB rende disponibili i suoi spazi per la realizzazione di mostre, conferenze, convegni scientifici e riunioni professionali.
Il CCB è situato a Lisbona nella freguesia di Belém. Fu costruito agli inizi degli anni novanta. Doveva essere la sede della presidenza portoghese della Comunità Economica Europea (ora Unione Europea), ma dal 1993 venne utilizzato come centro culturale.

Quest’opera architettonica straordinaria è un prodotto del genio italiano. Il progetto fu realizzato da Vittorio Gregotti e dagli architetti facenti capo alla Gregotti Associati International.

“Sorge nella parte ovest di Lisbona, vicino alla sponda del fiume Tago; è concepito come una città nella città, avendo una composizione molto articolata fatta di padiglioni collegati fra loro da un sistema di strade pedonali e spazi aperti interni. Il complesso è costituito da tre moduli principali: il museo su quattro livelli con spazi espositivi a doppia e tripla altezza, i due teatri centrali ( da 1500 e 400 posti) con l’imponente torre scenica alta 3 metri ed infine il corpo che ospita il centro congressi al quale si accede attraverso le rampe del monumentale ingresso parallele al fronte strada. Esternamente il complesso è interamente rivestito da pannelli di tamponamento in pietra quasi come una fortezza, pannelli che rimandano alla pietra della Lisbona settecentesca. Il progetto originario prevede anche la costruzioni di altri due moduli, un albergo con 150 camere ad integrazione di un vicino palazzo del ‘700 ed un quinto modulo che costituirà una zona di servizi commerciali e sale cinematografiche. La costruzione di questi due ultimi moduli e quasi essenziale per la strategia del progetto, infatti essi completano una sequenza di temi e di relazioni col tessuto urbano circostante.
L’area di Belem ha avuto un ruolo importante nella storia del Portogallo e nell’immaginario collettivo il suo nome rimanda ancora all’antico porto da cui, nel periodo di massimo splendore, partivano le navi delle grandi attraversate oceaniche, delle scoperte e delle conquiste. All’inizio del XVI secolo, sotto re Manuel, inizia la costruzione del Monastero di Belem, della Chiesa di Santa Maria e della Torre di S. Vincenzo, opere tuttora esistenti che sebbene abbiano subito degli interventi successivi, possono ancora considerarsi fra le più importanti dell’architettura portoghese. Il terremoto del 1755 incoraggiò la famiglia reale a trasferirsi proprio a Belém ritenuta un’area più sicura e venne cosi’ costruito il Palazzo Reale.

I primi anni del ‘900 confermano l’importanza della zona nella vita del Portogallo, si insedierà qua infatti anche la presidenza della neonata Repubblica portoghese.
La conoscenza della storia di Lisbona e di Belém in particolare, ha guidato il disegno del progetto del Centro Culturale di Gregotti che dialoga con la città vecchia in maniera sapiente e studiata. Scrive lo stesso Gregotti: «…l’intimità delle distanze istituisce le differenze che ci hanno permesso di cogliere il tema monumentale del Centro Culturale di Belém in un microsistema urbano, costituendo così gli elementi di una strategia più complessa e flessibile alle diverse relazioni esterne ed interne dell’edificio: le strette strade che discendono ortogonalmente verso il fiume Tago e incontrano la piazza monumentale scandendo il Centro Culturale nelle sue parti, il fronte verso la Plaça do Imperio, piazza bruttissima ma con lo straordinario Mosteiro dos Jeronimos che ne definisce il lato parallelo al fiume, il percorso di attraversamento longitudinale interno, le terrazze verso il Tago…il digradare di tutto il sistema dalla piazza monumentale ai quartieri più minuti e popolari…Tutto questo ha ispirato il movimento e l’articolazione degli spazi interni che si confrontano con la semplicità monolitica dell’esterno»” – (Gregotti Associati International)

Dal giugno 2007, il Centro Esposizioni del CCB ospita la Fondazione di Arte Moderna e Contemporanea – Museu Berardo Collection.

Centro Culturale de Belém - Lisbona

giovedì 30 settembre 2010

Fernando Pessoa - Il Libro dell'Inquietudine è diventato un film, O Filme do Desassossego

Lo ha realizzato il regista portoghese João Botelho


Il Libro dell’Inquietudine di Fernando Pessoa è diventato un’opera cinematografica, O Filme do Desassossego. Il film è stato realizzato da João Botelho, il maestro portoghese che nel 1980 aveva esordito alla regia con Conversa acabada, un’opera costruita sul carteggio fra Fernando Pessoa e il poeta Mário de Sá-Carneiro, suicida a 26 anni. «Ho cominciato 28 anni fa con Pessoa - ricorda il regista - Conversazione completa, il mio primo film, era tratto dalla sua corrispondenza con il poeta Mario de Sa-Carneiro, per prepararlo ho avuto in casa i suoi occhiali, il suo baule colmo di scritti, la penna, i libri e con quel film credo di aver favorito la conoscenza di Pessoa fuori dal Portogallo. Allora Il Libro dell' Inquietudine non esisteva, era chiuso nel baule, è uscito per la prima volta quattro anni dopo, a quasi cinquant' anni dalla morte dello scrittore».
Un libro impossibile quello messo in scena da Botelho, l’autobiografia senza fatti di un personaggio inesistente, Bernardo Soares, uno dei tanti eteronimi utilizzati da Pessoa. Sono oltre 450 frammenti di riflessioni, impressioni, slanci lirici, sfoghi e fantasie, che danno forma a un diario incompiuto, ma soprattutto a uno dei romanzi più sorprendenti e geniali del secolo scorso.
«Bernardo Soares è un uomo che sta a una finestra. Soares è un contabile di Lisbona e la finestra appartiene a una ditta di tessuti nel vecchio centro commerciale della città, la “Baixa” pombalina. Taciturno e solitario, egli se ne sta dietro ai vetri, come il vecchio Flaubert, a spiare la vita. Una vita esterna e reale ma che si volge estranea a lui, anche se gli transita accanto; e una vita interiore e inventata: perché la finestra di Bernardo Soares ha le imposte che si possono aprire nei due sensi, sul fuori e sul dentro. E anche quel “dentro” è un luogo estraneo e ignoto al suo abitatore: un “dentro” in affitto, la camera di un albergo che Soares divide con altri se stesso che egli non conosce. Su questi due paesaggi che si intersecano e si confondono, Soares va scrivendo minuziosamente, con la maniacale puntigliosità del contabile, il suo diario… » (dalla Prefazione di Antonio Tabucchi a Il libro dell’inquietudine di Fernando Pessoa, edito da Feltrinelli).

Botelho ha adattato il testo alla Lisbona dei giorni nostri, della quale ha inteso tracciare un ritratto intimo e veritiero. Il ruolo principale è interpretato da Cláudio da Silva, mentre il ruolo di co-protagonista è stato affidato alla "musica": «C'è molta musica nel film. La musicalità è tipica della scrittura di Pessoa, le parole sono perfette per essere cantate», afferma il maestro.

Il sogno del regista portoghese è che «dopo il film il pubblico esca dalla sala con una voglia di leggerezza e con il desiderio di danzare, cantare, ascoltare musica, leggere poesia. E mi auguro che ai giovani faccia scoprire il gusto di un cinema altro da quello commerciale e ai meno giovani ricordi che Pessoa è un grande artista».

L’anteprima del film è stata presentata ieri a Lisbona, nel Grande Auditório del Centro Cultural de Belém. Altre proiezioni sono in programma nei giorni 1, 2 e 3 ottobre nel Pequeno Auditório - Sala Eduardo Prado Coelho, presso lo stesso Centro Culturale. Nelle prossime settimane O Filme do Desassossego sarà presentato a Oporto e in altre 26 città portoghesi, fra le quali Famalicão, Odivelas, Braga, Almada, Vila Real, Tavira e Guimarães.

Domenico Condito

martedì 28 settembre 2010

Viagem a Portugal: Praia de Santa Cruz, Torres Vedras

Contributo inviato da Domenico Condito, curatore del blog calabro-lusofono Utopie calabresi. Le foto sono di Laura Za.

Torres Vedras è una luminosissima città portoghese del distretto di Lisbona. È situata nella regione dell’Estremadura che nella prima fase della Riconquista, quando furono ripresi agli Arabi i territori a nord di Lisbona, era la “estremità” del Regno del Portucale.
Le sue spiagge sono fra le più belle del Portogallo, un incanto “estremo” sul quale si affaccia un territorio ricco di fascino e di storia.
Qui si ritirò il generale francese Jean-Andoche Junot dopo la sconfitta subita a Vimeiro (20 agosto 1808), da parte delle truppe anglo-portoghesi comandate da sir Arthur Wellesley.
Torres Vedras è inoltre ricordata per la sconfitta subita nel 1810 dalle truppe napoleoniche del maresciallo Masséna ad opera degli anglo-portoghesi comandati dallo stesso Wellesley, che organizzò le "linhas de Torres Vedras", fortificazioni a difesa di Lisbona.
Attualmente Torres Vedras è un importante centro turistico e di produzione vinicola. Notevole la chiesa di São Pedro con portale manuelino e azulejos dei secoli XVI-XVII. A 3 km ad est della città ci sono gli scavi del Castro do Zambujal.


Viagem a Portugal: Praia de Santa Cruz, Torres Vedras
Copyright © Laura Za

lunedì 27 settembre 2010

Facoltà di Lettere – Università di Oporto: Conferenza “Religion and Migration. The impact on the Social Change and Social Theory”

A cura del Prof. Enzo Pace, docente presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Padova, nell’ambito del Convegno Internazionale Local Diversity and Global Challenges: Religions and Migrations in Southern Europe.

Dopo i massicci flussi migratori della seconda metà del XXº sec., le società occidentali sono diventate culturalmente, religiosamente ed etnicamente più diversificate. Il convegno organizzato dall’Istituto di Sociologia dell’Università di Oporto si propone di analizzare la situazione religiosa e migratoria del Sud dell’Europa e di dibattere, approfondire e riflettere sulle nuove sfide con gli studiosi più qualificati del campo. Interverranno dall’Italia il Prof. Enzo Pace (Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Padova), il maggior riferimento della ricerca europea sulla religione, e le ricercatrici dell’Università di Padova Dott.ssa Annalisa Frisina, Dott.ssa Annalisa Butticci e Dott.ssa, Barbara Bertolani.

Informazioni
Data: giovedì 30 settembre 2010
Orari: 10.45
Luogo: Facoltà di Lettere – Università di Oporto
Organizzato da: Istituto di Sociologia della Facoltà di Lettere dell’Università di Oporto
In collaborazione con: IIC - Istituto Italiano di Cultura di Lisbona
informazioni al numero 22 6077123 e all’e-mail geci@letras.up.pt


Faculdade de Letras – Universidade do Porto: Conferência Religion and Migration. The impact on the Social Change and Social Theory

Pelo Prof. Enzo Pace, docente na Faculdade de Ciências Políticas da Universidade de Pádua, no âmbito do Convénio Internacional “Local Diversity and Global Challenges: Religions and Migrations in Southern Europe”.

Depois dos maciços fluxos migratórios da segunda metade do Séc. XX, as sociedades ocidentais tornaram-se cultural, religiosa e etnicamente mais diversificadas. A conferência, organizada pelo Instituto de Sociologia da Universidade do Porto, propõe-se analisar a situação religiosa e migratória do Sul da Europa e debater, aprofundar e reflectir com os estudiosos mais qualificados da área sobre os novos desafios. Intervirão por Itália o Prof. Enzo Pace (Faculdade de Ciências Políticas da Universidade de Pádua), a maior referência da investigação europeia sobre a religião, e as investigadoras da Universidade de Pádua, Dra. Annalisa Frisina, Dra, Annalisa Butticci e Dra. Barbara Bertolani.

Informações
Data
: quinta-feira, 30 de setembro de 2010
Horários: 10h45
Local: Faculdade de Letras – Universidade do Porto
Organização: Instituto de Sociologia da Faculdade de Letras da Universidade do Porto
Em colaboração com: IIC - Instituto Italiano de Cultura de Lisboa
informações pelo tel. 22 6077123 e e-mail geci@letras.up.pt

PROGRAMMA (clicca qui) - PROGRAMA (clique aqui)

João César Monteiro - Il sito ufficiale

Lanciato nel corso del 2009, a sei anni dalla morte, il primo sito ufficiale dedicato al grande maestro è visualizzabile anche in italiano. Un'opportunità preziosa per approfondire l'opera del regista, sceneggiatore, attore e critico cinematografico portoghese.


BIOGRAFIA
Regista e attore portoghese. Cinefilo e animatore di cineclub sin da giovane, agli inizi degli anni ’60 diviene assistente del regista P. Queiroga. Nel 1963, grazie a una borsa di studio della Fondazione Calouste Gulbenkian, si reca in Inghilterra, dove frequenta la London School of Film Technique. Dopo aver realizzato alcuni cortometraggi, parallelamente all’attività di critico cinematografico su riviste specializzate e quotidiani, nel 1972 debutta nel lungometraggio con Fragmentos de un filme-esmola. Tra la metà degli anni ’70 e i primi ’80 è spesso attivo in televisione, mentre per il cinema dirige Veredas (1977) e Silvestre (1981), quest’ultimo interpretato dall’allora pressoché sconosciuta M. de Medeiros. Dopo À Flor do Mar (1986), che in Portogallo non esce nemmeno nelle sale, ottiene un grande riconoscimento internazionale con Ricordi della casa gialla (1989), che si aggiudica il Leone d’argento alla Mostra del cinema di Venezia. A partire da questo film, diventa anche attore, impersonando João de Deus, bizzarra figura di esteta-filosofo, erotomane e provocatore, che sarà il protagonista di tutti i suoi film successivi: O último Mergulho (1992), La commedia di Dio (1995, premio speciale della giuria a Venezia), Le Bassin de John Wayne (1997) e As Bodas de Deus (1999). Cineasta intransigente, è autore di un cinema fortemente personale, sempre in bilico tra poesia e sberleffo, tra delirio e cinismo, come dimostrano soprattutto i film che hanno per protagonista João de Deus.
(Fonte: Garzantina del Cinema, a cura di Gianni Canova)

domenica 26 settembre 2010

Il Portogallo sbarca a Milano

Si chiude oggi a Milano la seconda edizione di Casa Portuguesa, manifestazione promossa dal Consolato del Portogallo e dalla Società Umanitaria, nel corso della quale è stato presentato il nuovo Centro Culturale dell’Istituto Camões a Milano, di prossima apertura. Vengono presentati temi legati alla storia, all’arte, alla cultura, alla musica, alle tradizioni e all’economia del Paese. La manifestazione si snoda lungo il perimetro dei chiostri dell'Umanitaria, ed è articolata in un percorso di stand lungo il quale i visitatori hanno modo di entrare in contatto con diverse aree di eccellenza del paese. L'offerta culturale e artistica del Portogallo si rinnova in tutta la sua pregevole varietà. Dalla ricca proposta di libri di autori portoghesi in vendita negli stand, alla sua bellezza evidenziata in una mostra fotografica; fino alla vocazione artigianale e industriale del paese che traspare in una ricca esposizione di tessuti. Un desk informativo del Turismo Portoghese fornirà tutte le informazioni necessarie per andare alla scoperta del Portogallo, un Paese affascinante, ricco di monumenti e bellezze naturali.
L’apertura al pubblico è prevista dalle 10 del mattino fino alle ore 19.

L’Associazione Culturale Luís de Camões si va costituendo proprio in questi giorni a Milano. Singolare e felice la coincidenza di tale evento con la prossima apertura del nuovo Centro Culturale dell’Istituto Camões nel capoluogo lombardo. Ce ne rallegriamo, nella speranza di poter stabilire proficui rapporti di collaborazione con la prestigiosa istituzione culturale portoghese. Ci impegneremo in tal senso, animati dall’amore per il Portogallo e dal desiderio di contribuire alla divulgazione della sua cultura in Italia.

Domenico Condito

I chiostri della Società Umanitaria a Milano

sabato 25 settembre 2010

Il viaggio non finisce mai - Un testo di Jose Saramago sul "sentimento del viaggio"

IL TESTO
Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: «Non c’è altro da vedere», sapeva che non era vero. La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si era già visto, vedere in primavera quel che si era visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre.

José Saramago, Viaggio in Portogallo, Giulio Einaudi editore, Torino 1999, p. 507.

O TEXTO
A viagem não acaba nunca. Só os viajantes acabam. E mesmo estes podem prolongar-se em memória, em lembrança, em narrativa. Quando o viajante se sentou na areia da praia e disse: «Não há mais que ver», sabia que não era assim. O fim duma viagem é apenas o começo doutra. É preciso ver o que não foi visto, ver outra vez o que se viu já, ver na Primavera o que se vira no Verão, ver de dia o que se viu de noite, com sol onde primeiramente a chuva caía, ver a seara verde, o fruto maduro, a pedra que mudou de lugar, a sombra que aqui não estava. É preciso voltar aos passos que foram dados, para os repetir, e para traçar caminhos novos ao lado deles. É preciso recomeçar a viagem. Sempre.

José Saramago, Viagem a Portugal, Caminho - O Campo da Palavra, Lisboa 1995, p. 387.

Sara Paleri, Os Lusíadas di Camões : ut pictura poesis

Sara Paleri assume come punto di partenza un importante studio di Aurelio Roncaglia, secondo cui il processo di narrazione storica reso nel Canto VII, basato su di una immagine figurativa − la galleria di bandiere evocativa delle gesta dei portoghesi, immagine che l’enunciatore traspone al discorso −, non sarebbe caratteristico solo di questo passo, ma rappresenterebbe un criterio organizzatore per l’intera opera, che risulterebbe perciò ispirata nel suo complesso al principio dell’ «ut pictura poësis». Cogliendo la profondità di questa idea, Sara Paleri porta a compimento il programma di lavoro contenuto nello studio di A. R., esplorando l’opera epica in varie direzioni: analizza i termini della esposizione delle bandiere e verifi ca le affi nità − mai prima d’ora segnalate − delle descrizioni camoniane con i processi della pittura del Rinascimento: il ritratto a mezzo busto, la narrazione in sequenza, l’uso del titulus o del rotulus, l’esistenza di due canoni per la bellezza femminile (il ritratto breve e il lungo). La ricerca si estende quindi ad altri luoghi dell’epopea, come quelli dove appaiono ritratti di donna, fi gure di dei, mostri ed eroi, descrizioni di opere d’arte (i portali scolpiti, ma anche la máquina do mundo) contenenti fi gurazioni che il poema traduce in parole, secondo il processo retorico dell’ekphrasis, e ancora all’Ilha dos Amores come apoteosi degli eroi, l’«isola dipinta».
... Lo studio di Sara Paleri mostra che la composizione del poema non può essere considerata solo in termini narrativi; rende chiara la necessità di leggere questa epopea nel contesto di una corrente culturale impregnata di immagini: pittura, emblemi, visione simbolica.
... Per queste ragioni, sono del parere che si tratti di uno studio di livello non comune, già entrato a pieno titolo nella bibliografi a camoniana.
(dalla Prefazione di Maria Vitalina Leal de Matos)

Luís de Camões
Nel 1572, a Lisbona, Luís de Camões pubblica il poema I Lusiadi (Os Lusíadas). L’opera, che si propone come soggetto l’impresa di Vasco de Gama, si apre, in realtà, ad una pluralità di altre gesta, eroi, valori, e celebra, in un lingua straordinariamente nuova e feconda, la potenza di una poesia che tenta l’impresa di rendere “epica” la materia ancora incombente delle scoperte portoghesi. Il libro di Sara Paleri assume come punto di partenza un importante studio di Aurelio Roncaglia sul pittoricismo «moralmente intenzionato» della poesia deiLusiadi, quindi l’Autrice indaga le analogie e le relazioni tra il poema e la pittura del Cinquecento, analizzando fonti, interpretazioni, canoni e poetiche comuni alle due arti, al fine di approfondire le ragioni di alcune scelte tematiche e stilistiche costitutive dell’opera. Analizza le tecniche descrittive dell’autore, rintracciandone i modelli, ma anche le manieristiche eversioni dai codici imperanti, suggerendo alcune prospettive sulle linee di forza della poesia di Camões e del suo straordinario «visibile parlare».

Sara Paleri
Sara Paleri è nata a L’Aquila nel 1968. Di formazione filologica e comparatista, partendo da unprimo nucleo di studi intorno all’«ut pictura poësis» in Camões, Sara Paleri ha ampliato le sue ricerche al più vasto orizzonte iberico, indagando il tema nei Secoli d’Oro e concentrandosi su Lope de Vega e La Hermosura de Angélica. Si occupa di traduzione letteraria e poetica, poesia dei Secoli d’Oro e dell’opera di Eugénio de Andrade.È professore a contratto nelle Facoltà di Lettere e Filosofia delle Università di Roma “La Sapienza” (Lingua e Traduzione Portoghese), e dell’Aquila (Letteratura Portoghese).

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giovedì 23 settembre 2010

Azione creativa: sul sentimento del viaggio - Un testo di Fernando Pessoa, poeta e scrittore portoghese


IL TESTO
Viaggiare? Per viaggiare basta esistere. Passo di giorno in giorno come di stazione in stazione, nel treno del mio corpo, o del mio destino, affacciato sulle strade e sulle piazze, sui gesti e sui volti, sempre uguali e sempre diversi come in fondo sono i paesaggi.
Se immagino, vedo. Che altro faccio se viaggio? Soltanto l’estrema debolezza dell’immaginazione giustifica che ci si debba muovere per sentire.
“Qualsiasi strada, questa stessa strada di Enterpfuhl, ti porterà in capo al mondo”. Ma il capo del mondo, da quando il mondo si è consumato girandogli attorno, è lo stesso Enterpfuhl da dove si è partiti. In realtà il capo del mondo, come il suo inizio, è il nostro concetto del mondo. E’ in noi che i paesaggi hanno paesaggio. Perciò se li immagino li creo, se li creo esistono; se esistono li vedo come vedo gli altri. A che scopo viaggiare? A Madrid, a Berlino, in Persia, in Cina, al Polo; dove sarei se non dentro me stesso e nello stesso genere delle mie sensazioni?
La vita è ciò che facciamo di essa. I viaggi sono i viaggiatori. Ciò che vediamo non è ciò vediamo, ma ciò che siamo.

Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine, Impronte/Feltrinelli, Milano 1996, p. 98.

O TEXTO
"Viajar? Para viajar basta existir. Vou de dia para dia, como de estação para estação, no comboio do meu corpo, ou do meu destino, debruçado sobre as ruas e as praças, sobre os gestos e os rostos, sempre iguais e sempre diferentes, como, afinal, as paisagens são.
Se imagino, vejo. Que mais faço eu se viajo? Só a fraqueza extrema da imaginação justifica que se tenha que deslocar para sentir.
«Qualquer estrada, esta mesma estrada de Entepfuhl, te levará até ao fim do mundo.» Mas o fim do mundo, desde que o mundo se consumou dando-lhe a volta, é o mesmo Entepfuhl de onde se partiu. Na realidade, o fim do mundo, como o princípio, é o nosso conceito do mundo. É em nós que as paisagens têm paisagem. Por isso, se as imagino, as crio; se as crio, são; se são, vejo-as como às outras. Para quê viajar? Em Madrid, em Berlim, na Pérsia, na China, nos Pólos ambos, onde estaria eu senão em mim mesmo, e no tipo e género das minhas sensações?
A vida é o que fazemos dela. As viagens são os viajantes. O que vemos, não é o que vemos, senão o que somos.

Fernando Pessoa, Livro do Desassossego, edição Richard Zenith, Assírio & Alvim, Lisboa 2006, p. 360.

lunedì 13 settembre 2010

Associazione Culturale Luís de Camões

La costituzione della nostra Associazione è un atto d'amore verso il Portogallo. Contribuiremo a divulgarne in Italia la storia, la cultura, l'arte, la lingua e le tradizioni, promuovendo significative occasioni di scambio e di amicizia con il nostro Paese.
L'Associazione sarà presentata ufficialmente nel corso della primavera 2011.

Se vuoi collaborare con noi, contattaci al nostro indirizzo e-mail:
associazionecamoes@gmail.com

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